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Doni d'argento per il Santuario della Mater Domini di Laterza.

8884314970
Foggia, 2012. Cm. 31x24, pp. 80, figg. 47 a col. e in nero n. t., br. Il volume illustra il patrimonio orafo e argentario del santuario della Mater Domini, preziosa testimonianza della devozione della terra di Laterza alla Vergine in un arco di tempo compreso tra il XVII e il XX secolo. Nel contempo, questa raccolta, piccola ma selezionata attesta in maniera soddisfacente l'attività di una produzione artistica qui attentamente studiata per la prima volta. L'identificazione dei punzoni ha portato ad identificare gli autori dei pezzi all'interno della cerchia degli argentieri e degli orafi napoletani. Con un saggio introduttivo di Domenico L. Giacovelli.
£21.27
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Gli argenti della Cattedrale e del Museo Diocesano di Lucera.

8884311012

Foggia, 2003. Cm. 31x24, pp. 110, figg. a col. e in nero n. t., br.

Il volume viene pubblicato nella ricorrenza del settimo centenario della fondazione della Cattedrale di Lucera. Esso analizza oltre un centinaio di argenti liturgici di proprietà del Capitolo Cattedrale e del Museo Diocesano di Lucera, che assieme rivelano i raffinatissimi gusti dei vescovi locali e del patriziato cittadino, capaci d'individuare e di servirsi dei più rinomati laboratori orafi per le loro committenze. La migliore produzione degli argentieri napoletani, è, infatti, rappresentata a Lucera da una significativa campionatura di pezzi, datati tra il XVI e il XIX secolo, né mancano, seppur in misura minore, manufatti provenienti da altre aree italiane. Tra i manufatti più importanti emergono pezzi famosi come il Reliquiario a pisside, della metà del XIII secolo, opera di un ignoto artista musulmano e la Legatura di Evangelario, della metà del XIV secolo, in argento e smalti che ha la particolarità di essere punzonato con il più antico bollo della città di Sulmona.

 

£28.36
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Gli argenti della chiesa di San Severino a San Severo.

8884314550
Foggia, 2011. Cm. 31x24, pp. 32, figg. 24 in nero n. t., br. e sovrac. La raccolta degli argenti della chiesa di san Severino abate, prima parrocchia e antica matrice di San Severo, offre una rassegna esauriente e di rilevante interesse dell’arte argentaria napoletana, in specie di quella prodotta in età barocca, in età neoclassica e nella stagione storicista, rappresentando senza dubbio un importante tassello della conoscenza dell’oreficeria napoletana, e non solo, in quel processo di continuo rinnovamento e trasformazione rispondente al progressivo cambiamento delle esigenze culturali. Nel contempo, parte degli stessi preziosi, suddivisi in oggetti per le sacre funzioni (ministerium) e per la decorazione (ornamentum), esprimono il forte sentimento religioso per il santo patrono Severino, da sempre indissolubilmente legato alla città.

 

£13.30
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Gli Exultet di Troja. Un Patrimonio di Storia di Fede e d`Arte.

8884314703

Foggia, 2012. Cm. 32x25, pp. 255, tavv. e ill. a col. e in nero n. t., cart. e sovrac.

Il volume presenta, con l'ausilio di uno ottimo apparato iconografico, le miniature degli Exultet conservati nel Museo della Cattedrale di Troja. L'indagine, oltre a ricostruire il contesto storico in cui sono maturate le figurazioni messe a punto dall'importante scriptorium locale, analizza con particolare attenzione, il contenuto simbolico ed iconografico del ciclo miniato.

 

£52.30
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Gratia plena. Splendori della devozione mariana a San Severo.

9788884313850
Foggia, Grenzi, 2010. Cm. 31x24, pp. 88, tavv. a col. e in nero n. t., br.
£23.05
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Il Museo Diocesano di San Severo. A cura di Roberto Matteo Pasquandrea.

8884313348

Foggia, 2009. Cm. 21x17, pp. 58, figg. a col. n. t., br.

 

£7.09
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Il Sole Eucaristico. Ostensori d'argento nella Diocesi di Lucera-Troia.

888431125X
Foggia, 2004. Cm. 31x25, pp. 64, figg. 71 a col. e in nero n. t., br. Quest'indagine sugli ostensori presenti nelle chiese della Diocesi di Lucera-Troia prende lo spunto dalla celebrazione del Congresso Eucaristico Diocesano, indetto a Lucera dal 29 maggio al 6 giugno 2004. L'ostensorio è un oggetto liturgico in cui si custodisce l'ostia consacrata; esso viene adibito per l'esposizione solenne dell'Eucaristia e per particolari processioni. Il rilevante impiego del manufatto richiede che lo stesso venga sovente realizzato usando metalli preziosi, oro o argento, generalmente sbalzati, fusi o cesellati. L'ostensorio architettonico e l'ostensorio raggiato costituiscono gli archetipi tipologici che nel tempo hanno caratterizzato questo manufatto liturgico; per lo più composto di una base, di un fusto, di un nodo e di un ricettacolo con sportellino nella parte posteriore. Dal punto di vista tipologico, quest'ultimo modello, con il ricettacolo composto da raggi lanceolati o fiammeggianti, è il più diffuso ed quello maggiormente presente nei luoghi di culto della Diocesi di Lucera-Troia, tanto da consentire di cogliere i dati essenziali dello sviluppo tecnico e stilistico della produzione di simili oggetti, in gran parte napoletana, a cominciare dall'età barocca.
£17.73
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La bellezza ritrovata. Beni culturali ecclesiali, Arte e Architettura sacre, Restauri nella Diocesi di Cerignola - Ascoli Satriano nei dieci anni di magistero episcopale di mons. Felice di Molfetta 2000 / 2010.

8884314000

Foggia, 2010. Cm. 32x24, pp. 272, tavv. e ill. a col. n. t., tela e sovrac. in cof. fig.

 

 

£53.18
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La collezione degli argenti del Museo Diocesano di Troia.

8884313201

Foggia, 2009. Cm. 31x24, pp. 24, figg. 18 in nero n. t., br. e sovrac.

Da sempre la città pugliese di Troia lega il suo nome alla celebre cattedrale, una delle maggiori espressioni dell’architettura romanica italiana, e ai capolavori in essa contenuti. Parte di questo arredo è oggi fruibile nell’adiacente Tesoro, recentemente allestito, ricchissimo di qualsivoglia suppellettile sacra: dipinti, sculture, paramenti, argenti, exultet, avori, ecc.
A questa importante istituzione culturale della città se ne affianca un’altra meno nota ma non per questo meno importante, vale a dire il Museo Diocesano allogato nei locali dell’ex monastero delle Benedettine.
Nelle sale di esposizione sono raccolte diverse opere d’arte provenienti dal territorio e tra queste una piccola collezione di argenti che documentano il gusto dei committenti e l’abilità tecnica degli argentieri napoletani che li produssero nel periodo che va dal XVIII al XIX secolo. Proprio la disamina di questa particolare suppellettile, ha consentito di rilevare qualche importante dato sull’attività di alcuni maestri orafi napoletani.

 

£8.86
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La fortuna del Barocco napoletano nel Veneto. Dipinti napoletani del Sei e Settecento dal Veneto. A cura di Mario Alberto Pavone. Saggi di: Stefania Mason, Linda Borean.

8884314185

Foggia, 2010. Cm. 24x22, pp. 167, figg. a col. e in nero n. t., br.

Catalogo della mostra: Salerno, Pinacoteca Provinciale, 2010-2011.

La mostra ha inteso ripercorrere le tappe della progressiva affermazione nell’area veneta degli artisti napoletani attivi nella fase di transizione dal Barocco all’Arcadia. Sulla scorta degli ultimi studi sul collezionismo veneto, che attraverso la rilettura degli inventari delle famiglie nobili hanno portato a riscoprire l’interesse di collezionisti e committenti per i maggiori interpreti della pittura barocca napoletana, sono state riesaminate le fasi di intensificazione dei rapporti tra Napoli e Venezia, che misero in moto un fruttuoso interscambio, favorito dalla mediazione di autorevoli nuclei familiari, i Lumaga e i Correggio, ma anche di figure influenti nel mercato dell’arte, quali il Giogalli e il Samueli. Ad un’analisi preliminare del fenomeno segue una complessa rete di riferimenti che consente di verificare come al successo del Ribera, del Preti e del Giordano nel Seicento, seguirono, nel secolo successivo, le proposte del Solimena e del De Matteis che, sebbene di diverso orientamento, trovarono ampio consenso.



£24.82
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Le suppellettili in argento del Museo Diocesano Giovanni Tarantini di Brindisi.

8884314284
Foggia, 2011. Cm. 31x24, pp. 32, tavv. e figg. in nero n. t., br. e sovrac. Brindisi e il mare, un binomio inscindibile lungo millenni che ha fatto la storia e la fortuna della città e del suo territorio. Un porto naturale di prim'ordine di arrivo e di partenze di passeggeri come anche, ovviamente, di imbarco e di sbarco delle merci. La sua sede episcopale è la più antica del Salento, annoverandosi il vescovo Marco fra i partecipanti al Concilio di Nicea dell'industria dei metalli era presente a Brindisi da tempi remotissimi; qui si istituì la Zecca, fondata in età sveva, accresciuta in età angioina e soppressa in età aragonese. Proprio gli artigiani della metallurgia, autoctoni e forestieri, furono spesso a servizio della Chiesa locale, ricevendo commesse d'oreficeria medievale brindisina ha la sua più alta e felice espressione nell'Arca di San Teodoro, già in cattedrale e oggi conservata nel locale Museo Diocesano, interessante raccolta di vario materiale fra cui gli arredi liturgici in argento, oggetto di questa indagine. Si tratta per lo più di un nucleo di circa una ventina di pezzi, di grande bellezza formale, che, salvo rare eccezioni, documenta la produzione argentaria napoletana che tanta importanza ebbe nel Regno per almeno cinque secoli, dal 300 all'800.
£13.30
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L'orgoglio pietrificato. Il Settecento trionfante della chiesa di santa Maria della Pietà a San Severo.

8884313218

Foggia, 2009. Cm. 31x24, pp. 80, tavv. e ill. a col. e in nero n. t., br.

Nel 1707, al principio della metamorfosi barocca della città di San Severo, l’affidamento della chiesa di santa Maria della Pietà ai colti membri dell’aristocratica congregazione dei Morti diede a questi l’opportunità di rappresentare materialmente il loro prestigio di classe, di imporsi visibilmente nel tessuto cittadino, di manifestare il gusto, l’eleganza e la cultura del ceto dominante, di applicare la costruttiva frequentazione di Napoli capitale da parte dei casati egemoni sanseveresi e il loro consapevole impatto coi fermenti artistici partenopei.
Il risultato di cinquant’anni di investimenti d’arte è l’entusiasmante trionfo del miglior gusto settecentesco, che diventa, tra l’altro, superbo scenario dei locali riti della Settimana Santa. Varcata la soglia d’ingresso della chiesa confraternale, con ancora vivi i riflessi abbaglianti delle sue superfici esterne, ci si immerge nell’atmosfera festosa di un inatteso tempio barocco, sepolto da una coltre di marmi preziosi, dalla carnosa irruenza degli stucchi, dal gorgoglio frenetico dei legni dorati, che impongono l’edificio come uno dei massimi esempi di deferenza al gergo barocco napoletano.

 

 

 

£21.27
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Museo diocesano del Palazzo vescovile di Lucera.

8884311467

Foggia, 2006. Cm. 16x16, pp. 60, tavv. e ill. a col. n. t., br.

 

£4.43
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Museo Diocesano Tesoro della cattedrale di Troja. A cura di Mons. Mario Maitilasso.

8884311985

Foggia, 2006. Cm. 16x16, pp. 24, ill. a col. n. t., br.

 

£4.43
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Oreficeria sacra in Puglia tra Medioevo e Rinascimento.

8884311818
Foggia, 2005. Cm. 31x24, pp. 128, tavv. e figg. a col. e in nero n. t., br.
£31.91
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Ori e argenti del Museo Diocesano di Monopoli.

8884312716
Foggia, 2008. Cm. 31x24, pp. 56, tavv. e figg. a col. e in nero n. t., br. Posta sulla riva dell'Adriatico e sede di una diocesi fin dall'XI secolo, la città di Monopoli è interessante per le vestigia del passato e per la sua storia millenaria. La vocazione mercantile della città, soprattutto verso Venezia, l’oltreadriatico e il Levante, si coglie visitando il suo interessante borgo antico che conserva monumenti solenni e tesori eterogenei.
Proprio la realtà geografica, il commercio internazionale e la sede di una importante Chiesa latina condizionarono le scelte culturali. Tra queste un posto apparentemente “minore” è dato dagli argenti sacri, copiosamente depositati in cattedrale, nelle parrocchie e nei monasteri della città. I segni più immediati di tale suppellettile, “appena una goccia”, si possono cogliere nel locale Museo Diocesano che offre testimonianze di grande rilievo come la celebre stauroteca di manifattura costantinopolitana dell’XI-XII secolo, l’anello episcopale in oro e con smalti realizzato da un probabile orafo milanese del XVI secolo, ma proveniente dalla vicina città di Polignano a Mare, o gli argenti napoletani e romani di età barocca.

£21.27
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SCULTURE LIGNEE E DIPINTI SU TAVOLA IN PUGLIA. CINQUE CASI DI STUDIO DaLLA DIAGNOSTICA AL RESTAURO. A cura di: Achille Pellerano, Fabrizio Vona, Francesca Dentamaro, Maria Marmontelli.

8884312587

Foggia, 2008. Cm. 32x24, pp. 144, figg. 186 a col. e 32 in nero n. t., cart. e sovrac.

Il libro nasce da un’esperienza di studio interdisciplinare nell’ambito di un progetto Interreg III Italia Albania 2000-2006, denominato RE.VA.LE. (REcupero VAlorizzazione LEgno).
È stato esaminato un repertorio di cinque opere provenienti dalla Puglia, nelle quali tecnica d’esecuzione e vicende conservative s’intrecciano indissolubilmente con pregi e difetti di un materiale tanto complesso quanto affascinante come il legno.
Due dipinti su tavola, l’Adorazione dei Magi di Manfredonia e la Pietà di Conversano, e tre opere di scultura lignea, la Madonna di Kàlena proveniente da Peschici, il gruppo della Natività di Andria ed il Cristo deposto di Barletta, sono stati analizzati mediante il contributo scientifico fornito dall’applicazione di alcune metodologie di indagine diagnostica, TAC, SEM, Microscopia Ottica, XRF portatile, al fine di individuare tecnica di esecuzione e stato di conservazione sia del supporto ligneo, sia del rivestimento policromo.
L’elaborazione di questi dati ha permesso di ripercorrere a ritroso, spesso per la prima volta, la storia di ciascuna opera, risalendo dagli aspetti propri della materia a quelli della storia dell’arte.
 

 

£37.23
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Settecento napoletano in Puglia. Documenti inediti sulla chiesa di Santa Maria della Pietà a San Severo e altre storie di marmi.

8884315410

Foggia, 2013. Cm. 31x24, pp. 120, tavv. e figg. a col. n. t., br.

Il volume raccoglie gli esiti delle ricognizioni archivistiche condotte da Christian de Letteriis, che puntano a risolvere su base documentaria il problema delle responsabilità nella lavorazione dei marmi che incrostano con dovizia le superfici della chiesa confraternale di Santa Maria della Pietà a San Severo. Il volume segna una prima tappa nel percorso conoscitivo rivolto a esplorare le dinamiche di una delle maggiori imprese architettonico/decorative del Settecento di Capitanata. Risposte significative sono venute dallo scandaglio di una documentazione ancora inedita, dal quale sono emersi i nomi dei protagonisti del rinnovamento tardo-barocco del tempio. Al marmoraro Aniello Greco, artefice dalla sfumata identità creativa, spettò la realizzazione dei rivestimenti marmorei dei pilastri, vera cementificazione di un apparato effimero, esemplati sui grandi esempi napoletani. Ampio spazio viene concesso alla figura del napoletano Michele Salemme, di cui proprio la Capitanata detiene, stando alle attuali conoscenze, il maggior numero di manufatti. La sapienza inventiva e il magistero tecnico del maestro sono superbamente espressi nell’ideazione ed esecuzione della macchina dell’altare maggiore, intervento portato a compimento con la collaborazione del valente e prolifico marmoraro Antonio Pelliccia. Il caso di Santa Maria della Pietà torna inevitabilmente a far riflettere sul tema della diffusione della cultura artistica napoletana nelle province del Regno, fenomeno che investì con particolare incisività il territorio regionale nel corso dei secoli XVII e XVIII, assumendo i connotati di una vera e propria dipendenza. I membri della congregazione si dimostrarono pronti ad accogliere le sollecitazioni più vivaci, palesando l’intento di dare, nel breve ambito del territorio cittadino, pronta testimonianza degli orientamenti di gusto maturati nel centro propulsore. Dalla Capitanata l’indagine punta a ricercare le matrici culturali in ambito campano, garantendo aggiornamenti sull’attività dei marmorari Gennaro de Martino, Antonio di Lucca, Giovanni Battista Massotti e degli scultori Matteo Bottigliero e Giuseppe Sanmartino.

 

£25.71
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Tavole barocche. Banchetti, feste e nature morte tra XVII e XVIII secolo dalla Collezione Corsi di Firenze. A cura di Francesco Di Ciaula

9788884315830
Foggia, Grenzi, 2015. Cm. 30x24, pp. 96, tavv. e ill. a col. e in nero n. t., br. Catalogo della mostra: Gioia del Colle, Castello Svevo, 2015. Saggi: Marco Betti, Angela Ciancio, Francesco Di Ciaula, Antonella Nesi. Schede: Marco Betti.
£24.82
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Tiziano, Bordon e gli Acquaviva d'Aragona. Pittori veneziani in Puglia e fuorisciti napoletani in Francia.

8884315144
Foggia, Grenzi, 2012. Cm. 31x24, pp. 349, tavv. e ill. a col. e in nero n. t., br. Catalogo della mostra: Bitonto, Galleria Nazionale della Puglia, 2012-2013.

Il bolume, diviso in due sezioni, si compone di sei saggi e di un catalogo illustrato di trenta dipinti. Nella prima sezione è delineato per la prima volta un panorama completo dei pittori veneziani del Rinascimento in Puglia, dalla fine del XV all'inizio del XVII secolo. Le città e i paesi della Puglia, da Lucera a Gallipoli, da Manfredonia a Tricase, da Giovinazzo a Monopoli, ma soprattutto la terra di Bari, con i centri strategici di Terlizzi e di Bitonto, sono studiati e presentati in una prospettiva storico-artistica inedita e ricchissima di informazioni. La seconda sezione del libro è invece un catalogo ragionato dei trenta dipinti veneziani, inediti, esosti in mostra; opere provenienti da collezioni pubbliche e private , accompagnate da ampie schede di studio, apparati illustrativi e bibliografia completa.

£86.87
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Venezia e la Puglia nel Cinquecento. A cura di: Nuccia Barbone Pugliese, Andrea Donati, Lionello Puppi.

9788884316028
Foggia, 2015. Cm. 31x24, pp. 125, figg. a col. e in nero n. t., br. Atti del convegno di studi (Bitonto, 25-26 ottobre 2013).
£25.71
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Villa Doria d'Angri e la committenza dei Doria a Napoli e a Genova.

8884312686

Foggia, 2008. Cm. 23x17, pp. 215, tavv. e figg. 168 a col. e in nero n. t., br.

In questo volume la vicenda di villa Doria d’Angri a Posillipo, oggi sede dell’Istituto universitario “Parthenope”, viene narrata attraverso la storia della committenza di Marcantonio VII, esponente di spicco del Regno di Napoli, a Bartolomeo Grasso, e delle altre residenze del casato, soprattutto i palazzi di Genova, grandiosi per dimensione e per collezioni d’arte.
Della Villa, nata dall’incontro del principe e del suo architetto - impegnati a fare dell’opera il segno tangibile del rango dei Doria e delle loro tradizioni marinaresche -, vengono ripercorse tutte le fasi di stratificazione, dall’originaria masseria alla residenza principesca connotata dal neoclassicismo dell’architettura e dal ‘classicismo romantico’ del contesto ambientale.
L’opera, destinata a diventare un’immagine dominante della costa di Posillipo in molte vedute del litorale napoletano, denota influenze e intrecci tra linguaggi europei e locali nonché le tradizioni culturali di una grande famiglia nobiliare.
Questo studio, puntualmente documentato e illustrato da un ricco apparato iconografico, parte dalla monografia per aprire a più generali e complessi scenari di storia dell’architettura, quali: la preparazione dei tecnici (tra cui Bartolomeo Grasso) presso la “Scuola di Ponti e Strade”, aspetti e problemi di cultura architettonica dal Cinque al Settecento a Napoli e a Genova, la residenza da diporto come espressione della magnificenza nobiliare.

 

£21.27
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Camillo D'Errico (1821-1897)e le rotte mediterranee del collezionismo ottocentesco. A cura di Elisa Acanfora e Mauro Vincenzo Fontana.

9788884316615
Foggia, Grenzi, 2017. Cm. 17x24, pag. 246, fig. a col e in nero, br.
£33.68
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